10 anni di SpazioTelegram

Era proprio il 1° gennaio del 2016 quando scrissi il primo articolo qui su SpazioTelegram. La mia idea era quella di offrire uno spazio, per la prima volta in italiano, completamente dedicato all’app di messaggistica creata da Pavel Durov. Ricordo di aver iniziato in tale data come “buon proposito” per l’anno che stava iniziando.

In molti paesi come l’Italia, oggi come allora WhatsApp la fa da padrone: è l’app di messaggistica “di default”, quella che diamo per scontato tutti abbiano. La creazione di Durov era rivoluzionaria: in un mondo dove WhatsApp, all’epoca acquisito da Facebook per la modica cifra di 19 miliardi di dollari, era ancora a pagamento e aveva un numero di funzionalità veramente esiguo, Telegram sembrava un’oasi felice e sicura, lontana dai social media americani “spioni”.

Il mio obiettivo era di dare un, seppur piccolo, contributo alla diffusione dell’app nel belpaese; app che, ricordiamolo, all’epoca era completamente gratuita e lo sarebbe rimasta per tanti anni a venire.

Dieci anni, dunque. Nel mondo della messaggistica ne abbiamo viste davvero tante: Google ha lanciato Allo e in brevissimo tempo lo ha fatto morire. Microsoft ha acquistato Skype e poi lo ha ucciso (lo avevo previsto in tempi non sospetti). Google ha poi tentato di spingere gli utenti a migrare dai classici SMS alla nuova tecnologia standard, RCS, con scarso successo.

E io? Beh, se scorrete indietro i post vedrete un’interruzione lunghissima, praticamente metà della vita di SpazioTelegram. Sarò sincero: con il tempo ho perso la voglia di scrivere articoli qui; complice la nascita di altri canali in italiano dedicati all’app (tra cui lo stesso sito ufficiale di Telegram, che ora è disponibile nella nostra lingua), ma soprattutto la mancanza di tempo per i vari impegni lavorativi e non solo (tra cui la saltuaria collaborazione con un blog dedicato alle biglietterie automatizzate SIAE).

Nel frattempo la qualità di Telegram, a mio avviso, è calata. Tante, troppe funzioni inutili solo per “monetizzare” un Telegram Premium che ha poca ragion d’essere.

Nonostante l’aumento incredibile di utenti a livello globale, nell’immaginario collettivo è ora spesso considerata l’app preferita da chi compie attività criminose (grazie alle sue funzioni di privacy e alla scarsa collaborazione di Telegram con le autorità).

Ho perso fiducia anche nel fondatore Pavel Durov, che ora sembra essere troppo interessato a fandonie quali NFT e criptovalute, e al contempo sembra seguire le folli orme dell’Elon Musk post-Twitter.

Non so se ricomincerò a scrivere qui. Viste le suddette premesse, probabilmente no. Ma sentivo il bisogno di ringraziare tutti quelli che in questi anni ci sono stati, che mi hanno letto e hanno lasciato commenti. Buon 2026!

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